Danny Elfman in Dracula di Luc Besson, una buona scelta?
Nel corso dell’incontro stampa dedicato al suo ultimo film, il regista Luc Besson ha risposto a una domanda di Francesco de Donatis di Master in Film Scoring www.masterinfilmacoring.com, che ha posto l’attenzione su un aspetto spesso trascurato ma fondamentale nel linguaggio cinematografico: la scelta musicale.
Il prof. de Donatis ha ricordato come, trent’anni fa, Francis Ford Coppola avesse affidato le musiche del suo Dracula (1992) al compositore Wojciech Kilar, capace di plasmare un’atmosfera dark love intensa, carica di pathos e sensualità tragica. In contrasto con quell’approccio, Besson ha scelto per la sua opera Danny Elfman, autore iconico di sonorità magic dark fantasy, associate al cinema di Tim Burton e a un immaginario più fiabesco e surreale.
La domanda, di natura tecnico-estetica, è stata diretta: perché privilegiare un tono più magico e favolistico, quasi da dark fairy tale, invece di un’impronta più drammatica e passionale che, ad esempio, un compositore come Benjamin Wallfisch — erede della tradizione di Bernard Herrmann e Jerry Goldsmith — avrebbe potuto conferire?
Besson ha risposto senza esitazione:
“Sono innamorato della musica di Danny Elfman. La mia scelta non è stata tecnica, ma emotiva.”
Un’affermazione che sintetizza il suo approccio alla regia: istintivo, empatico e guidato da un forte coinvolgimento sensoriale. La collaborazione con Elfman non nasce dunque da una logica di contrappunto narrativo o da un calcolo estetico, ma da un’adesione emotiva al suo linguaggio musicale.
In questa prospettiva, la colonna sonora assume un valore simbolico preciso: non accompagna semplicemente le immagini, ma ne amplifica la dimensione onirica, restituendo un Dracula meno “gotico” e più “poetico”, immerso in una dimensione quasi da fiaba oscura.
La scelta di Besson, dunque, non rappresenta una deviazione dal canone drammatico, ma un riposizionamento del mito all’interno di una sensibilità più contemporanea — dove il sentimento prevale sulla forma, e la magia sostituisce l’orrore.