Ghost in the Shell – Opening TitleNeo-riemannian processes and the melancholic–dramatic/hopeful mood
foto dal software Riemann
foto dal software Riemann
Introduzione: nascita, identità e malinconia tecnologica
Nell’opening del film Ghost in the Shell, con musiche originali di Clint Mansell e Lorne Balfe, rielaborate a partire dal celebre tema di Kenji Kawai, la musica assume un ruolo fondativo nella costruzione dell’identità narrativa del personaggio di Motoko Kusanagi. La scena mostra la creazione in laboratorio del Maggiore: il cervello di una ragazza umana viene impiantato in un corpo artificiale, dando origine a un essere che è al tempo stesso umano e macchina.
Il mood risultante può essere definito come melancholic–dramatic/hopeful: una combinazione di malinconia ontologica, dramma esistenziale e tensione verso una speranza fragile, mai completamente risolta.
Un elemento essenziale di questa scrittura musicale è l’assenza di una melodia chiaramente riconoscibile. Al suo posto emerge una armonia melodica, che si muove lentamente e progressivamente, assumendo essa stessa una funzione tematica. Non è la melodia a guidare l’ascoltatore, ma il processo armonico nel suo divenire.
Questa complessità emotiva viene articolata attraverso processi neo-riemanniani, che strutturano l’intero opening come un grande cycle chord narrativo.
Fase iniziale: oscillazione identitaria (R)
La costruzione armonica ha inizio con un’oscillazione basata sull’operazione di Relativa (R), che riflette immediatamente il tema dell’identità instabile.
G− → Bb → G−
L’alternanza tra triade minore e relativa maggiore introduce una condizione di ambiguità percettiva: non vi è ancora direzione, ma solo oscillazione. Il tempo è un andante, tipico del melancholic mood, che suggerisce introspezione, sospensione e distanza emotiva.
L’assenza di una melodia definita rafforza questa sensazione: l’armonia, muovendosi lentamente, sembra “pensare” più che cantare. Questa oscillazione può essere letta come metafora della coscienza di Motoko: né pienamente umana né completamente artificiale.
Fase discendente: malinconia e perdita
Alla fase oscillatoria si aggiunge una discesa armonica costruita prevalentemente su triadi minori, che definisce la componente malinconica e triste del mood.
Il percorso è il seguente:
LR → C−
RL → G−
T+1(v) → Ab
L → C−
LR → F−
RL → C−
RL → G−
LR → C−
Questo movimento discendente descrive una vera e propria caduta emotiva, una perdita di centro. Il ritorno continuo a C− — primo vero polo malinconico del brano — stabilisce una zona di gravità emotiva: la consapevolezza della separazione dal corpo umano originario.
In assenza di una linea melodica autonoma, è l’armonia stessa a raccontare il dolore: ogni trasformazione riemanniana diventa un passo ulteriore nella presa di coscienza della perdita.
Transizione: dalla malinconia al drama/hopeful
Dalla triade di C−, la musica entra progressivamente in una nuova fase: il dramatic/hopeful mood, caratterizzato da un movimento ascendente del basso e dall’alternanza tra triadi minori e maggiori.
Il percorso è il seguente:
L → Ab
LR → Eb
L → G−
R → Bb
R → G−
Questa fase è ancora transitoria: l’oscillazione tra maggiore e minore ritorna, ma ora non è più statica. Il movimento armonico suggerisce una tensione verso l’alto, una possibilità di affermazione dell’identità, pur rimanendo fragile.
L’armonia melodica continua a muoversi lentamente, come se stesse cercando una direzione senza ancora trovarla.
Fase ascendente: drama/hopeful pieno
Il dramatic/hopeful mood si afferma pienamente quando il percorso riemanniano ritorna a C− e riprende l’ascesa con maggiore determinazione:
LR → C−
L → Ab
(deviazione attesa)
Invece di procedere verso Eb tramite LR, la musica compie una scelta cruciale:
T+2 → B♭sus (climax)
Questo passaggio segna il climax emotivo dell’opening. L’accordo sospeso elimina la terza, sospendendo qualsiasi definizione modale chiara: è il simbolo perfetto di un’identità ancora in formazione, ma carica di possibilità.
Qui l’armonia melodica raggiunge il suo punto di massima espansione espressiva, senza mai trasformarsi in melodia cantabile.
Ritorno ciclico e chiusura identitaria
Dal climax, la musica rientra nel ciclo:
R → G−
LR → C−
L → Ab
LR → Eb
L → G−
Segue la chiusura oscillatoria finale, basata esclusivamente sulla ripetizione dell’operatore R:
R → Bb
R → G−
R → Bb
R → G−
Questa oscillazione conclusiva non è regressiva, ma identitaria. L’armonia non sceglie una risoluzione definitiva: continua a oscillare lentamente, come la coscienza di Motoko che accetta la propria natura ibrida.
Conclusione: identità come processo armonico
L’opening di Ghost in the Shell non offre una risoluzione tonale definitiva, così come non offre una risposta chiara alla domanda “chi è Motoko Kusanagi?”. Attraverso i processi neo-riemanniani, Mansell e Balfe costruiscono una musica che pensa più di quanto canti, affidando all’armonia melodica il compito di narrare l’identità.
l’oscillazione (R) come instabilità ontologica,
la discesa minore come malinconia della perdita,
l’ascesa come speranza drammatica,
il ciclo finale come accettazione.
La musica non racconta una nascita, ma un continuo divenire.